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LA MALAFEDE DELLA CGIL IN UNO STUDIO SUL DISAGIO LAVORATIVO. (sempre piu’ convinto di aver restituito la tessera sindacale nel 2017)

 

Nel 2008 l’occidente è stato sottoposto ad una crisi globale che è paragonabille, per furia distruttiva, a quella del 1929. Si sono bruciati posti di lavoro, aziende, banche, risparmio.

Per effetto di quella crisi fino al 2014 gli indicatori occupazionali erano tutti negativi.

Erano piu’ i licenziamenti  che le nuove assunzioni.

La gente perdeva il posto di lavoro (sia chi era protetto dall’articolo 18 sia chi non lo era), tanti lavoratori stavano in cassa integrazione.

Le nuove poche assunzioni che c’erano erano assunzioni precarie ed a tempo determinato.

E se questo era la situazione tra il 2007 ed il 2014 (a cui vanno aggiunti i tagli orizzontali ai servizi pubblici, alla sanità, alla scuola e l’azzeramente del fondo nazionale sociale) non capisco sinceramente come fa la CGIL, con uno studio della Fondazione Di Vittorio, a parlare di una situazione peggiorata nel 2017 e di un allargamento dell’area del disagio lavorativo.

Nessuno naturalmente pensa che oggi siamo nel paese di bengodi e che le difficoltà create dalla crisi del 2008 siano state sanate, ma non esaminare oggettivamente la situazione solo per il gusto di sostenere una linea politica contro i governi del PD è sintomo di malafede e di prevenzione. E da un grande sindacato che è stato il sindacato di due grandi riformisti come Di Vittorio e Lama questo non ce lo aspettavamo.

Come fa la situazione ad essere peggiore di quella degli anni della crisi se il numero degli occupati è complessivamente aumentato ritornando ai livelli numerici del 2007, se negli ultimi 3 anni complessivamente i nuovi occupati in piu’ sono stati per il 60% circa a tempo indeterminato? Se rispetto al 2013 le ore di cassa integrazione sono crollate del 63%?

Come fa ad esserci un disagio lavorativo superiore rispetto ad un epoca in cui si licenziava senza pietà e dove nessuna ipotesi di ripresa economica si vedeva all’orizzonte? Perdere un lavoro anche se a tempo ed essere completamente disoccupati crea sicuramente piu’ disagio di vivere con un lavoro a tempo.

Questo studio della CGIL è davvero vergognoso per la sua parzialità.

E non è certo la CGIL che deve dire a noi riformisti che bisogna fare ancora molto;  che la ripresa va consolidata, che va rilanciato con forza il ruolo del lavoro a tempo indeterminato creando anche le condizioni di fiducia nelle imprese affinchè questo possa avvenire, che va combattuta una vera guerra contro la disuguaglianza (e l’introduzione del REI ne è solo un primo importantissimo passo)

Ma on è con i no e con la politica miope della CGIL che le difficoltà si superano né con il ribaltamento continuo della verità.

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