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FABIO MARTINI, RETROSCENISTA DELLA STAMPA, MAESTRO DI POST VERITA’

Fabio Martini, retroscenista de la Stampa, per sponsorizzare la tesi del bisogno di cambio di cavallo nel PD scrive che “La striscia di sconfitte del Pd non si ferma più e Matteo Renzi fatica ad invertire un trend che sembra essersi trasformato in un piano inclinato”.

Naturalmente a fare da trascinatrice della striscia di sconfitte è la prevista, scontata, certa sin dall’inizio, sconfitta in Sicilia. Sconfitta perché in un sistema maggioritario (per quanto levantino come quello siciliano) chi non arriva primo perde. Se il sistema fosse stato proporzionale il PD avrebbe preso la stessa percentuale di voti del 2012 e le liste della coalizione di Micari avrebbero preso piu’ della coalizione di Bersani nelle politiche del 2013.

Ma il frame avvalorato da Fabio Martini e da numerosi commentatori, editorialisti, politici scissionisti settantenni e pure qualcuno dentro al PD tende ad “stigmatizzare” Matteo Renzi inchiodandolo alla figura di leader che ha perso tutto quello che si poteva perdere.

Naturalmente non è vero ma siamo nell’epoca della post verità e se tutti ripetono un concetto non vero esso diventa vero agli occhi di tutti.

E che non sia così bastano alcuni numeri semplici sempici:

  • Con D’Alema segretario e premier le Regioni governate dal centrosinistra erano 9 su 18.
  • Con Bersani segretario erano 11 su 18.
  • Con Renzi segretario e premier sono 14 su 18.

(e con la premiership di Renzi che si sono conquistate importanti Regioni come il Piemonte, la Campania e la Calabria)

Di quali sconfitte si parla quindi?

E poi le sconfitte amministrative che c’entrano con le elezioni politiche? Lo sa Martini, per portare un altro esempio ed altri numeri, che nel 2014 alle amministrative comunali  la media del PD è stata del 24 e passa per cento con la perdita di roccaforti rosse come Livorno e Perugia (una vera catastrofe) ma NELLO STESSO GIORNO E NEGLI STESSI SEGGI IL PD HA PRESO ALLE EUROPEE IL 40,8% (a Livorno il 53% a Perugia il 48%).

La storia delle elezioni amministrative è un’altra cosa.

E la partita delle politiche è tutta aperta come dicono i sondaggi. Altro che scia di sconfitte. Questa immagine serve soltanto a spingere Renzi a cedere e ad abbandonare la leadership anche del PD. Ma non avrà alcun successo.

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